Secondo Pietro

    La prima epistola di Pietro è stata quasi unanimemente accettata come genuina, ma l’autenticità della seconda epistola è stata per lungo tempo contestata. Gli “alti critici” che mettono in dubbio il fatto che egli ne sia l’autore cavillano principalmente su una supposta differenza di stile fra la prima e la seconda lettera. Possiamo saggiamente respingere le loro vane chiacchiere che non trovano nessuna base nella storia e nemmeno nelle Scritture. La lettera dichiara che Pietro ne è l’autore. (2 Piet. 1:1) Egli fu testimone della scena della trasfigurazione (1:16), la sua morte era stata preannunciata da Cristo Gesù (1:14; Giov. 21:18, 19), e inoltre aveva scritto una precedente epistola che era stata fatta circolare dappertutto (3:1). Lo scrittore fu Pietro, secondo le Scritture ispirate che Geova Dio ha fatto preservare nel cànone della Bibbia.
    Questa seconda epistola di Pietro fu probabilmente scritta poco tempo dopo la prima, e da Babilonia o nelle vicinanze. Molto probabilmente fu composta verso il 64 d. C. A quel tempo tutte le epistole di Paolo alle congregazioni furono scritte e trasmesse e furono generalmente accettate come ispirate. Pietro lo attesta, e le considera favorevolmente insieme con il “resto delle Scritture”. (3:15,16) Le sole epistole che Paolo scrisse probabilmente dopo la seconda epistola di Pietro furono le tre comunemente chiamate “epistole pastorali”, una a Tito e due a Timoteo. La seconda epistola di Pietro ha un indirizzo più generale, includendo tutti i Cristiani. È certo che essa comprendeva quelli ai quali era stata indirizzata la prima epistola (3:1) ed è parimenti certo che pervenne a molti di coloro ai quali Paolo predicò e scrisse. (3:15, 16) Probabilmente a quel tempo la prima epistola di Pietro aveva circolato oltre i luoghi specificati nel suo indirizzo introduttivo, e quindi anch’essa era divenuta molto generale.
    Il soggetto trattato nella seconda epistola è del tutto diverso da quello trattato nella prima. Egli esorta quelli che devono “divenire partecipi della natura divina” a mostrare fede, virtù, conoscenza, padro-nanza di sé, perseveranza, santa devozione, affetto fraterno e amore. Quelli che possiedono tali qualità non sarebbero mai stati sterili o infruttuosi nella conoscenza di Cristo; quelli che ne sono privi sarebbero stati ciechi. Egli li consiglia di render sicura la loro chiamata ed elezione, e aggiunge che per aiutarli egli ricorderà loro del continuo queste cose vitali. Pietro fa quindi riferimento alla trasfigurazione e al rendere la parola profetica più ferma, e informa che “nessuna profezia della Scrittura sorge da alcun privato scioglimento”. Non venne per volontà dell’uomo, bensì uomini santi hanno parlato perché sospinti dallo spirito di Dio. (1:1-21).
    Nel secondo capitolo Pietro avverte dei falsi profeti e dei falsi maestri e del loro sicuro annientamento, come quello che subirono gli empi nel diluvio tipico e nella distruzione tipica di Sodoma e Gomorra. Ma il Signore sa come liberare da tutte le tentazioni i fedeli timorati di Dio. Seguono diversi versetti che mostrano l’estrema perversità dei concupiscenti falsificatori e quindi è vigorosamente mostrato che se un individuo, dopo avere fuggito le contaminazioni del mondo mediante la conoscenza della verità, ritorna alla mondanità, la sua ultima condizione diventa peggiore della prima. Questi è simile al cane che ritorna al suo vomito, o alla troia che, dopo essere stata lavata, ritorna a voltolarsi nel fango. (2:1-22).
    Gli ultimi giorni! Allora verranno molti schernitori religiosi. Essi ignoreranno volontariamente il modo in cui Iddio distrusse il primo mondo empio per mezzo del Diluvio, e tali sapientoni secondo la scienza mondana non crederanno che “questo presente mondo malvagio” si dissolverà per il bruciante calore degli ardenti giudizi di Geova. Esso li raggiungerà come un ladro nella notte. “Ma ci sono nuovi cieli e nuova terra che noi aspettiamo secondo la sua promessa, e in questi dimorerà la giustizia”. Perciò, fratelli cristiani, avendo riposto fiducia in questo Nuovo Mondo, siate diligenti per crescere in immeritata benignità e in conoscenza e per essere trovati irreprensibili. (3:1-18).

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