Tito

    Il rapporto fra Paolo e Tito era molto simile a quello esistente fra Paolo e Timoteo. Entrambi questi collaboratori di Paolo ebbero incarichi nell’organizzazione per assicurare l’ordine teocratico nelle nuove congregazioni cristiane. Tito non viene menzionato nel libro di Atti, ma il suo nome ricorre spesso nelle epistole di Paolo. Da questi riferimenti si apprende l’informazione che i suoi genitori erano Gentili, e che egli fece probabilmente parte della delegazione che accompagnò Paolo e Barnaba da Antiochia a Gerusalemme in occasione dell’importante concilio concernente la questione della circoncisione e altre leggi che i Gentili convertiti dovevano osservare. (Atti 15:2; Gal. 2:1-3) Il fatto che Paolo si rivolge a lui chiamandolo “mio vero figlio secondo la fede che abbiamo in comune” (Tito 1:4), può far ritenere che Tito sia divenuto cristiano in seguito alla predicazione di Paolo. Si crede che, come Timoteo, Tito fosse giovane al tempo della sua attività di servizio con l’apostolo Paolo. Dopo il viaggio a Gerusalemme, verso il 49 d. C. Tito scompare alla nostra vista per alcuni anni, per riapparire nella seconda lettera ai Corinzi, verso l’anno 55 d. C. Qui viene rivelato come egli cooperasse strettamente con Paolo per risolvere i problemi della congregazione di Corinto, e a quanto sembra fu il latore della seconda lettera di Paolo ai Corinzi. (2 Cor. 2:13; 7:6, 13; 8:6, 16-24; 12:18) Quindi Tito scompare nuovamente dalla vista, per riapparire solo dopo la liberazione di Paolo dalla sua prima prigionia a Roma.
    Fu probabilmente dopo la sua liberazione che Paolo e Tito andarono a Creta. Tito vi fu lasciato per organizzare le congregazioni, come risulta chiaramente nella lettera inviatagli più tardi da Paolo: “Per questa ragione ti lasciai a Creta, affinché correggessi le cose che erano difettose e facessi nomine di anziani di città in città, come ti diedi ordine”. (Tito 1:5) Non è possibile stabilire con esattezza il tempo in cui, durante gli ultimi anni della vita di Paolo dopo la sua liberazione da Roma, egli fece questa visita a Creta e mandò la lettera al giovane conservo rimastovi. È possibile che a quel tempo egli avesse già fatto il viaggio in Spagna da lungo tempo progettato. Si suppone generalmente che questa lettera sia stata scritta da Efeso durante il periodo dal 61 al 64 d. C.
    La lettera a Tito contiene istruzioni per aiutare il giovane ministro a ‘correggere le cose difettose e fare nomine di anziani di città in città’. Paolo indica i requisiti dei sorveglianti (chiamati “vescovi” nelle versioni italiane): essi devono essere irreprensibili quali servitori di Dio, mariti di una sola moglie, devono istruire i figli nella fede e addestrarli bene. Chi è nominato non deve essere arrogante né ostinato, incapace di controllare il suo spirito, non deve essere dedito al vino, né cercare guadagni disonesti. Deve piuttosto essere ospitale, amare l’assennatezza, la sobrietà, la giustizia, la santità e la temperanza. Il sorvegliante deve soprattutto attenersi fedelmente alle verità che gli sono state insegnate ed essere capace di usarle efficacemente nell’esortare e predicare con convinzione. Questa qualità era particolarmente necessaria a Creta, perché gli abitanti erano conosciuti per essere abitualmente bugiardi. E la prospettiva di disonesti guadagni non faceva altro che spingerli sempre più nella loro condotta sleale. Queste bocche bugiarde dovevano essere chiuse dalle convincenti argomentazioni di sorveglianti ben fondati nella verità del vangelo, per evitare che famiglie intere si allontanassero dalla fede. Le bugiarde labbra dei Cretesi professavano di conoscere Dio, ma le loro abominevoli opere lo rinnegavano. (1:1-16).
    Dopo essere stato informato riguardo ai requisiti che doveva esigere da altri, Tito riceve istruzioni su come comportarsi egli stesso e come esortare gli altri. Doveva esortare i vecchi ad essere sobri, saldi nella fede, pazienti e amorevoli. La donne attempate che si comportano in tal modo saranno in grado di ammaestrare le giovani ad essere caste e ubbidienti. Anche i giovani devono essere assennati. Ma Tito non doveva limitarsi a predicare queste cose: egli stesso doveva viverle. Paolo scrive: “Mostrandoti in ogni cosa un esempio di giuste opere, mostrando nel tuo insegnamento purezza, serietà, la parola sana che non si può condannare, onde chi si oppone provi vergogna, non avendo nulla di male da dire di noi”. Tito ha l’ordine di esortare i servi ad ubbidire ai loro padroni. Perché tutte queste esortazioni alla serietà nella condotta? Non è un vano tentativo di sviluppare un “carattere” perfetto; è una giusta determinazione di vivere la verità affinché la parola e il nome di Dio non siano bestemmiati. La Parola di Dio insegna che i Cristiani devono rinunziare all’empietà e alle concupiscenze mondane sforzandosi di vivere una vita pura in questo presente mondo malvagio. Devono aspettare la manifestazione di Cristo, ricordando che egli li ha redenti dall’iniquità e li ha purificati per renderli zelanti nelle opere buone. Tito fu autorizzato ad esortare in queste cose. (2:1-15).
    L’ultimo capitolo continua sullo stesso tono. Si deve seguire l’ordine teocratico; quelli che sono posti in posizioni di maggior responsabilità devono essere ubbiditi, affinché si possa operare prontamente in unità. La maldicenza deve essere sostituita da benignità e mansuetudine e ciascuno deve ricordare che una volta viveva nel peccato e che l’impurità non è stata rimossa per merito di personali opere di giustizia, bensì dal misericordioso “lavacro che ci condusse alla vita e mediante il rinnovamento per mezzo di spirito santo” che Geova Dio ha così copiosamente sparso mediante Cristo. (3:5, 6) Ciascuno riceve la giustificazione per grazia, non mediante le opere. Tito deve affermare queste cose buone e profittevoli, affinché ne consegua un buon servizio. Deve insegnare e istruire ma non deve contendere. Le questioni stolte e le contese e dispute sulla legge devono essere evitate, e quelli che persistono in esse dopo una seconda ammonizione devono essere allontanati. (3:1-11).
    Gli ultimi quattro versetti (12-15), oltre ai saluti, rivelano che Paolo contava di passare l’inverno a Nicopoli. Dalle più recenti informazioni risulta che questa particolare città chiamata Nicopoli si tro-vava sulla costa occidentale della Grecia. Tito doveva raggiungere Paolo in quella città, e a quanto pare egli fece il viaggio come si era proposto, e in seguito si recò in Dalmazia. (2 Tim. 4:10) Le più antiche informazioni sostengono che fu a Nicopoli che, nel 65 d. C., Paolo fu arrestato per la seconda volta e portato a Roma dove verso l’anno 65 o 66 fu decapitato.

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