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Primo Timoteo
Le scritture ispirate dichiarano esplicitamente che Paolo fu lo scrittore delle due epistole a Timoteo. Se questo non bastasse per ridurre al silenzio i vanagloriosi critici dei tempi moderni i quali pretendono che le lettere non furono scritte da Paolo e che il suo nome all’inizio di ciascuna non è altro che una contraffazione, tutte le antiche versioni e gli antichi cataloghi del cànone delle Scritture Greche contengono le epistole e le attribuiscono a Paolo. Una delle obiezioni sollevate dai cosiddetti “critici” è che queste epistole non hanno alcun riferimento nel racconto della vita di Paolo riportato in Atti. Tuttavia Atti non ebbe lo scopo di narrare per intero la storia della vita di Paolo dopo la sua conversione. Né la fine del libro di Atti racconta la fine della vita di Paolo. Nelle epistole scritte da Roma egli prevede una prossima liberazione. Altri antichi resoconti attendibili indicano che Paolo fu assolto da Nerone e riprese i suoi viaggi come predicatore del vangelo. Vi sono antichi scritti del primo secolo dell’èra cristiana che confermano la credenza che Paolo fece il suo progettato viaggio in Spagna dopo la sua prima assoluzione. Altri antichi scritti parlano della ripresa dei viaggi missionari di Paolo nell’Asia Minore, in Macedonia e in Grecia. Infine, alcune testimonianze non molto lontane dai giorni dell’apostolo indicano che dopo la sua prima prigionia e liberazione egli fu nuovamente arrestato e processato a Roma. Questa seconda volta egli fu condannato e decapitato, verso il 65 o 66 d. C.
Fu durante questi ultimi viaggi che Paolo scrisse la prima epistola a Timoteo. Sembra che la situazione fosse molto simile a quella che riguardava Tito. (Tito 1:5) Risulta che Paolo e Timoteo erano stati insieme ad Efeso, e che Paolo era poi partito per la Macedonia, lasciando Timoteo ad Efeso per occuparsi delle cose relative all’organizzazione della congregazione di Efeso. A questo riguardo si legge in 1 Timoteo 1:3, 4: “Come io t’incoraggiai di stare a Efeso quando ero sul punto di andarmene in Macedonia, così ti esorto ora, affinché comandi a certuni di non insegnare dottrina diversa”. Questa è ritenuta da molti una prova che mentre Paolo era in Macedonia scrisse a Timoteo ad Efeso. La lettera fu scritta durante gli anni 61-64 d. C. In alcuni antichi manoscritti della Bibbia una nota alla fine dichiara che l’epistola fu scritta da Laodicea, ma questa idea sembra essere derivata da una credenza tradizionale basata su prove insufficienti secondo cui l’epistola sarebbe quella menzionata in Colossesi 4:16 come “quella da Laodicea”.
La lettera al giovane Timoteo serve ad istruirlo nell’adempimento dei suoi doveri. Egli deve insegnare solo la sana dottrina; deve evitare le favole e le vane questioni. La legge è buona, se usata legalmente; ma si deve resistere a quelli che, privi d’intendimento, si atteggiano a maestri della legge. Paolo esalta la grazia di Dio raccontando la sua stessa conversione, affermando ch’egli ottenne misericordia perché era stato persecutore per ignoranza. Timoteo è esortato a combattere una buona guerra e ad attenersi fermamente alla fede, ed è messo in guardia contro due reprobi che sono nominati. (1:1-20).
Nel secondo capitolo Paolo esorta riguardo alla preghiera; egli identifica Cristo Gesù come mediatore fra Dio e gli uomini, e come riscatto per tutte le persone ubbidienti; le donne devono vestire modestamente e cercare di adornarsi di buone opere; la donna non deve usurpare l’autorità dell’uomo, ma deve imparare in silenzio e non si deve permettere che insegni nella congregazione o assemblea. Questo è l’ordine teocratico: Adamo fu formato per primo, e in seguito fu formata la donna; Adamo non fu ingannato, ma la donna sì. La salvezza verrà mediante il parto della “donna” di Dio. Il terzo capitolo è quasi interamente dedicato a considerare i requisiti dei sorveglianti e servitori nella congregazione, oltre alla dovuta condotta delle mogli e dei figli. Il servitore di una congregazione dev’essere sobrio, atto ad insegnare, ospitale, paziente, non cupido né avido né litigioso. Deve inoltre essere saldo nella fede, non una persona convertita di recente, e deve essere in grado di adempiere i requisiti senza biasimo.
Paolo avverte che alcuni si allontaneranno dalla fede e si presteranno al servizio dei demoni, che costoro mentiranno ipocritamente torcendo la verità. Invece di usare tempo ed energia per discutere con questi disturbatori, Timoteo doveva esercitarsi alla devozione, attenendosi alle verità degli insegnamenti di Dio e lavorando diligentemente. Egli non doveva permettere che alcuno lo disprezzasse a causa della sua giovinezza, ma doveva esser d’esempio ai credenti. (4:1-16) Paolo istruisce Timoteo sul modo di fare i rimproveri e gli ammonimenti, e sulle cose riguardanti le vedove. Non doveva accettare alcuna accusa contro gli anziani se non davanti a due o tre testimoni. Quelli che peccano devono essere rimproverati davanti a tutti, perché tutti possano essere edificati. Nell’adempimento dei suoi doveri egli non doveva mostrare parzialità o agire con precipitazione nel fare nomine teocratiche, ed essere così responsabile e partecipe dei peccati di tali persone nominate affrettatamente. (5:1-25).
Dopo alcuni commenti sui doveri dei servi o schiavi, Paolo considera gli insegnanti corrotti e le loro vane dispute su parole e questioni insignificanti. Timoteo doveva allontanarsi da costoro. La devota dedizione con contentezza è un gran guadagno, e poiché non abbiamo portato nulla in questo mondo e non ne porteremo via nulla, dovremmo esser contenti del necessario per vivere. Le ricchezze sono fonte d’insidiose tentazioni; e l’amore del denaro è la radice del male; quelli che si sviano a causa di tali cose si trafiggono di molti dolori. Ma l’uomo di Dio, come Timoteo, doveva cercare la devota dedizione e dare una buona testimonianza davanti a molti ascoltatori. Questo si doveva fare fino alla manifestazione di colui che è “l’esatta rappresentazione” di Geova Dio il Signore Gesù Cristo, “il Re di quelli che governano da re e il Signore di quelli che governano da signori, l’unico che ha immortalità, che dimora in una luce inaccessibile, che nessun uomo ha visto né può vedere. A lui siano onore e potenza eterna”. Così facendo l’uomo di Dio diverrà ricco di buone opere. (6:1-21).