Efesini

    Questa lettera non fu scritta da qualche Cristiano dopo i giorni di Paolo, come asseriscono i religionisti moderni. Essi dicono che il suo autore tentò di riassumere tutte le epistole dell’apostolo Paolo e ne fece un commentario in questa epistola agli Efesini con molto ardore. Ma il Papiro N. 2 di Chester Beatty, scritto all’inizio del terzo secolo, contiene 86 fogli di un codice delle epistole di Paolo, e fra esse si trova l’epistola agli Efesini. Quindi il fatto che fu compresa nel codice delle sue lettere dimostra che l’epistola fu scritta dall’apostolo Paolo stesso. Il versetto iniziale identifica Paolo come scrittore, così pure 3:1. Efesini 4:1 e 6:20 indicano indirettamente Paolo come autore, e soprattutto fissano per noi il luogo e il tempo in cui fu scritta: Roma, quando Paolo vi si trovava prigioniero, verso gli anni 59-61 d. C. La lettera fu probabilmente scritta verso la fine di questo periodo. Alcuni non vogliono accettare Efesini come composizione di Paolo dato che rassomiglia moltissimo alla lettera ai Colossesi, e dicono che egli non avrebbe potuto scrivere due lettere così simili. Ma sembra molto probabile che le epistole agli Efesini e ai Colossesi, insieme a quella a Filemone, fossero scritte press’a poco nello stesso tempo e consegnate insieme da Tichico, accompagnato da Onesimo. (Efes. 6:21, 22; Col. 4:7-9; Filem. 10-12) Perciò queste due lettere potevano ragionevolmente rassomigliarsi.
    Dopo l’introduzione di saluto, Paolo accenna alla benignità di Dio nell’adottarli come figli mediante Cristo e nel conceder loro lo spirito santo come conferma o garanzia o primizia della loro eredità celeste. Gli occhi del loro intendimento si sono aperti per scorgere i loro privilegi di regnare con Cristo, il quale è stato innalzato al disopra di tutti tranne Geova stesso. Egli, Cristo Gesù, è inoltre il capo della chiesa, i membri del suo corpo. (1:1-23) La grazia di Dio verso i Gentili è specialmente magnificata. Essi erano in passato lontani, alienati da Dio, separati dalla nazione eletta di Dio a causa del patto della legge; ma ora Cristo Gesù ha abolito questa divisione e mediante la grazia Giudei e Gentili possono avvicinarsi a Dio. Essi divengono uno in Cristo, ben collegati insieme come un tempio santo a Geova. (2: 1-22) Paolo riepiloga brevemente il suo apostolato verso i Gentili, e mostra che queste verità del Regno svelano il mistero che era stato nascosto fin dal principio del mondo. (3:1-21).
    Un’energica esortazione a serbarsi uniti richiama successivamente l’attenzione. Esiste un’incontrastata ragione d’unità: un solo corpo, un solo spirito, una sola speranza, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio. Per la crescita e la maturità spirituale furono provveduti apostoli, profeti, evangelisti, insegnanti ed altri per l’opera organizzativa affinché ogni cosa fosse compiuta efficacemente e nell’unità di un solo corpo. Paolo esorta alla santità e all’amore, incoraggia ad evitare condotta e discorsi impuri, e consiglia che si riscatti il tempo per servire Dio. I doveri delle mogli e dei mariti, dei figli e dei genitori, e dei servi e dei padroni sono riassunti. Particolarmente vigorosa è l’esortazione di Paolo a fortificarsi nel Signore e rivestire la completa armatura di Dio, mettendo in risalto che il combattimento è contro “le forze spirituali malvage dei luoghi celesti”. Quanto a Paolo stesso, la sua preghiera è di poter sempre annunciare con franchezza il vangelo, anche se è “un ambasciatore in catene”. (4:1-6:24).

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