Secondo Corinzi

    Paolo scrisse la sua seconda lettera ai Corinzi dalla Macedonia, probabilmente da Filippi, e solo alcuni mesi dopo la prima, forse verso la fine dell’estate del 55 d. C. Sembra che, dopo aver mandato la prima epistola da Efeso, Paolo inviasse Tito a Corinto, probabilmente per osservare la reazione dei Corinzi alla sua lettera e anche per aiutare ad organizzare la colletta che si stava facendo per i fratelli poveri della Giudea. Paolo era molto preoccupato per i Corinzi, desiderava sapere come avrebbero accolto i rimproveri della prima lettera, se si sarebbero purificati come congregazione. Aveva previsto di incontrarsi con Tito a Troas mentre era in viaggio da Efeso verso la Macedonia, ma fu deluso. Tito tornò da lui in Macedonia e Paolo fu assai consolato dal suo rapporto su come i Corinzi avevano accolto la prima epistola e sul dolore e pentimento devoto che aveva prodotto in loro. Rallegrato e col cuore aperto verso i fratelli corinzi, Paolo invia loro la seconda epistola, evidentemente per mezzo dello stesso Tito. Tutte le circostanze e gli avvenimenti riferiti risultano dalle seguenti informazioni sul contenuto della lettera, e con particolare riferimento a Primo Corinzi 16:1-8 e Secondo Corinzi 2:12, 13; 6:11; 7:4-16; 8:1-6,16, 23; 9:1-5.
    Dopo aver dichiarato che “l’Iddio di ogni consolazione” conforta quelli che soffrono persecuzioni ed aver menzionato la sua stessa liberazione dalle aggressioni violente subite a Efeso, Paolo spiega perché non fece ai Corinzi la visita progettata. Evidentemente egli aveva progettato di andare da loro a Corinto direttamente da Efeso e di recarsi quindi in Macedonia per poi ritornare a Corinto mentre era in viaggio verso Gerusalemme. Ma le notizie che aveva avuto da Corinto e la necessità di scrivere le cose dette nella prima epistola lo indussero a cambiare itinerario, e passare prima per la Macedonia e dopo andare a Corinto per passare tutto l’inverno con loro. (1:1-2:4) Successivamente, pare che il peccatore di cui si è parlato nel quinto capitolo della prima epistola fosse stato espulso dalla congregazione, ma che più tardi si fosse pentito; perciò Paolo consiglia che sia perdonato. (2:5-11).
    Paolo non aveva bisogno di lettere di raccomandazione per presentarsi ai Corinzi come per esempio ne aveva avuto bisogno Apollo. (Atti 18:24-28) Essi stessi erano epistole viventi comprovanti il suo apostolato. Egli continua dimostrando come sia molto più glorioso il ministero dello spirito che quello della legge. La lettera della legge uccide, ma lo spirito di Dio dà vita. (3:1-18) Nei tre capitoli seguenti (4-6) Paolo parla del glorioso tesoro di servizio posseduto in corpi simili a fragili vasi d’argilla, delle afflizioni del momento, della sicura speranza di gloria celeste, dell’incarico di ambasciatori concesso alle nuove creature in Cristo, e della necessità per i Cristiani di essere separati da questo mondo, non sottoposti ad un giogo inuguale con gli increduli.
    I capitoli 7, 8 e 9 descrivono l’incontro di Paolo e Tito in Macedonia e la sua gioia nell’udire che i Corinzi si erano pentiti, il resoconto della liberalità dei Macedoni nell’aiutare i fratelli poveri della Giudea, il suo vanto presso i Macedoni della generosità dei fratelli di Corinto, e la sua fervida espressione di gratitudine verso Dio per il Suo inesprimibile dono di grazia divina estesa a tutte le creature umane, il quale trabocca da loro con tale spirito di generosità.
    I quattro ultimi capitoli (10-13) rievocano apparentemente le recenti divisioni nella congregazione dei testimoni di Corinto e la questione dell’apostolato e dell’autorità di Paolo. È una vigorosa difesa e rivendicazione delle sue lettere e della sua condotta nel servizio. Egli smaschera i falsi apostoli, enumera le proprie qualifiche ed opere compiute malgrado le persecuzioni; narra di una rivelazione, di gloria nei vituperi, e dice di esser pronto a recarsi da loro per la terza volta. (12:14; 13:1) Questo non voleva dire che fosse già stato da loro due volte in precedenza. Al momento di scrivere vi era stato una volta sola e aveva progettato una seconda visita, ma aveva in seguito mutato i suoi piani. (1:15) E ora per la terza volta egli progetta di andare da loro, ma in realtà sarà solo la seconda visita. Se all’atto di scrivere vi fosse effettivamente già stato due volte, non avrebbe parlato della visita progettata ma non effettuata come se fosse stata “una seconda occasione di gioia”, sarebbe stata la terza. Come consiglio finale egli ammonisce i Corinzi di esaminare se stesi e provare se sono o no nella fede.

Utilizziamo i cookie per offrirvi una migliore esperienza online e per migliorare questo sito. Continuando a utilizzare questo sito, acconsentite all'uso dei cookie.
Per saperne di più sui cookie, consultare la sezione Politica dei cookie, compresa la possibilità di ritirare l'accordo.