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Habacuc
Habacuc 1:1 dice: “Oracolo che il profeta Habacuc ebbe per visione”. Habacuc, il cui nome significa “abbraccio (d’amore)”, viene così identificato come profeta, e annunciatore d’una profezia carica di future calamità. Fantastiche teorie e tradizioni abbondano intorno alla storia personale di questo profeta, ma fra tutte queste vane supposizioni non v’è nulla di cui ci si possa fidare. L’unica diretta informazione attendibile è quel poco indicato nel versetto introduttivo della profezia di Habacuc.
Ma indirettamente possiamo raccogliere ulteriori particolari dall’evidenza interna del libro che Habacuc compose sotto ispirazione. La più importante informazione risultante da tale ricerca è quella relativa all’approssimativa epoca della dichiarazione della profezia. Habacuc 2:20 dice: “L’Eterno è nel suo tempio santo”. La soprascritta alla fine del capitolo terzo è un’indicazione per l’uso dell’ode ivi contenuta, soprascritta che precisa: “Al Capo de’ musici. Per strumenti a corda”. Quindi il tempio era ancora in piedi e vi si teneva ancora il relativo servizio musicale. Ciò dovrebbe indicare che Habacuc pronunciò la sua profezia, e la scrisse, qualche tempo prima della distruzione del tempio nel 607 a. C. Ma quanto tempo prima?
Un limite è fissato da Habacuc 1:5, 6: “Vedete fra le nazioni, guardate, maravigliatevi e siate stupefatti! Poiché io sto per fare ai vostri giorni un’opera, che voi non credereste, se ve la raccontassero. Perché, ecco, io sto per suscitare i Caldei, questa nazione aspra e impetuosa che percorre la terra quant’è larga, per impadronirsi di dimore che non son sue”. Parlando qui al futuro, Habacuc predisse la caduta di Gerusalemme sotto i Babilonesi e specificamente disse che ciò avrebbe avuto luogo “ai vostri giorni”, cioè, ai giorni di coloro ai quali si rivolgeva. Ponendo la profezia di Habacuc nella prima parte del regno di Joachim (628-618 a. C.) essa si accorderebbe perfettamente con quanto precede, e con quanto segue: Il popolo non avrebbe creduto alla predizione della conquista babilonese, benché ciò venisse loro detto dall’ispirato profeta di Geova. Tale incredulità durante la prima parte del governo di Joachim doveva essere particolarmente forte, perché Joachim era stato intronizzato dalla potenza egiziana e il paese era sottomesso all’Egitto, mentre Babilonia non costituiva a quel tempo una minaccia per Giuda, non avendo ancora infranta la potenza militare dell’Egitto nella battaglia di Carkemish, nel 625 a. C. Inoltre, la corruzione del popolo di Dio denunciata nella profezia corrisponde a quella prevalente all’inizio del regno di Joachim.
Habacuc deplora l’iniquità e perversità, la rapina e violenza, le liti e la discordia, e l’illegalità e il pervertimento del giudizio che abbondano nel paese. (1:2-4) Quindi dichiara la sua profezia concernente la terribile efficienza del macchinario bellico babilonese e la sua vittoriosa avanzata nella terra di Palestina. (1:5-11) Geova ha ‘posto questo popolo per esercitare i suoi giudizi’ l’ha stabilito per ‘infliggere i suoi castighi’, annuncia il profeta. Geova si serve dei Caldei al comando di Nabucodo-nosor per eseguire i suoi giudizi contro l’infedele Israele. Ma le vesti .della totalitaria Babilonia non sono pulite. Essa agisce con perfidia, divora molti che sono più giusti di lei, prende gli uomini nella sua rete come se fossero pesci del mare, e poi se ne vanta e adora le armi e la potenza dello stato. Habacuc pone pertinenti domande relative a queste cose. (1:12-17).
Habacuc attende le risposte da Geova, e gli è comandato di scriverle appena giungono. La superba, oppressiva Babilonia cadrà. Mai soddisfatta, estendendosi sempre per acquistare maggior potenza e dominio, spogliando nazioni e popoli, essa edifica la propria organizzazione sulle conquiste militari, sul sangue. Geova mostrerà la Sua potenza, e allorché distruggerà l’oppressore la conoscenza della sua supremazia coprirà la terra come le acque coprono il fondo del mare. Smascherata, svergognata, la violenta e sanguinaria Babilonia sarà abbattuta, mentre sulle sue labbra si spengono le vane implorazioni d’aiuto rivolte ai suoi idoli. (2:1-20).
Nel terzo capitolo Habacuc prorompe in una preghiera in forma di salmo esaltante la tremenda potenza e l’incommensurabile forza scatenata quando l’Onnipotente Geova avanza come Dio di battaglia. Certamente neanche una pioggia di bombe atomiche fabbricate dall’uomo potrebbe para-gonarsi alla prodigiosa potenza esplosiva e alla devastazione che scuote la terra descritte quale opera del Creatore dell’atomo! Infatti, soltanto l’udirne parlare fece tremare le labbra del profeta e fremere le sue viscere! Eppure, malgrado tutto ciò, ci sarà preservazione per coloro che si rallegrano e confidano in Geova. Lo stile in cui scrive Habacuc è stato generalmente molto ammirato, e questo terzo capitolo suscita illimitata lode. La sua magnificenza, grandiosità e maestà raggiungono altezze di sublime poesia insuperate nelle Scritture.