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Nahum
Il significato del nome Nahum è “consolazione” o “conforto”, ma il messaggio che egli pronunciò e scrisse fu tutt’altro che una consolazione o un conforto per quelli ai quali principalmente si riferiva. Anzi, è definito un carico, il “carico di Ninive”. (Tintori) È una dichiarazione di condanna contro i crudeli Assiri per aver tiranneggiato Israele. Il furore di Geova irrompe, e il profeta con un bel linguaggio figurativo rappresenta la Sua venuta per eseguire la vendetta. Per esempio, Geova degli eserciti “cammina nel turbine e nella tempesta”, “le nuvole son la polvere de’ suoi piedi”, il mare e i fiumi si prosciugano al suo rimprovero, alla sua venuta la vegetazione langue, i monti tremano, i colli si struggono e la terra si solleva. Chi sulla terra può dunque sostenere la sua indignazione e resistere alla sua terribile ira? Certo nessun nemico! Ma, “egli conosce quelli che si rifugiano in lui”. (1:1-7) È solo per loro quindi che il messaggio della sua venuta per la vendetta costituisce una consolazione e un conforto.
Una rincuorante affermazione inerente alla venuta di Geova per distruggere i suoi nemici una volta per sempre è quella che dice: “Egli farà una distruzione totale; la distretta non sorgerà due volte”. Non sarà più permesso agli Assiri assetati di potere di opprimere il popolo di Dio dalla loro capitale Ninive, perché Geova romperà il giogo dell’Assiro di dosso al suo popolo e preparerà la tomba per il vile oppressore. Come saranno belli allora i suoi fedeli proclamatori nel loro ripristinato servizio divino! (1:8-15) Geova ha restaurato l’eccellenza del suo popolo ed ora viene per sterminare letteralmente i predoni nemici che lo hanno saccheggiato. Con lui avanza la sua organizzazione cinta per la battaglia “nel giorno della sua preparazione”. (2:1-3, Ti).
Al quarto versetto del secondo capitolo si presenta agli occhi del lettore la scena che si svolge entro le mura di Ninive. Quivi i carri di guerra rumoreggiano all’intorno con confusione selvaggia. Numerosi scontri sconvolgono il traffico nelle larghe vie e strade. I prodi sono radunati per la battaglia e sono avviati frettolosamente alla difesa delle mura della città. Invano. La città di Ninive è saccheggiata e devastata. Domande di scherno chiedono dei leonini conquistatori che un tempo non ebbero paura e che lacerarono, sbranarono e distrussero: dove sono ora l’avido re assiro e le sue intrepide orde? Ora ci sono solo cuori che si struggono, ginocchia che tremano e volti che impallidiscono; e questi presto cadono nell’oblio dinanzi alla spada esecutrice di Geova degli eserciti. (2:4-13).
Il terzo ed ultimo capitolo di Nahum descrive ulteriormente la vergogna e la rovina che si abbatteranno sulla sanguinaria Ninive. Nella sua condizione non ci sarà nessuno che farà lamento su di lei, nessuno che la conforterà o aiuterà. Il profeta la paragona quindi, al versetto 8, a “No-Amon” o Tebe d’Egitto. L’Etiopia e l’Egitto erano stati i soccorritori di No-Amon, eppure essa fu portata in cattività. Una sorte simile attende l’Assiria. Chiunque cerca di prestarle aiuto sarà a sua volta consumato. A causa della grande malvagità e prepotenza di Ninive, l’allegrezza che accoglierà la sua caduta sarà ugualmente grande.
Un adempimento letterale benché su piccola scala della profezia di Nahum si verificò sopra Ninive. Nel 625 a. C. essa fu presa dai Babilonesi al comando di Nabucodonosor, di cui Geova parla come del “mio servitore”. Relativamente a Nahum 1:8; 2:6, 8, che dice: “Ma con una irrompente inondazione egli farà ima totale distruzione del luogo ov’è Ninive, ... Le porte de’ fiumi s’aprono, e il palazzo crolla. Essa è stata come un serbatoio pieno d’acqua”, esiste un interessante racconto storico. Si narra che il fiume Tigri in piena fece una breccia nelle mura della città e l’allagò, e che il re assiro eresse un grande rogo funebre nel palazzo, sul quale lui e molti servitori e concubine morirono quando fu appiccato il fuoco. Quindi i Babilonesi assedianti entrarono attraverso la breccia delle mura e presero Ninive in parte inondata e in parte incendiata. Le acque straripanti, tuttavia, potrebbero essere state un quadro figurativo delle impetuose forze di Nabucodonosor. Si veda il Prologo di Nebuchadnezzar di G. R. Tabouis, 1931.
Si deve ancora rispondere a una domanda: quando profetizzò Nahum? È una domanda alla quale non si può rispondere con precisione. È certo che egli pronunciò e scrisse la sua profezia prima della caduta di Ninive, nel 625 a. C., perché predisse tale calamità. È anche certo che scrisse dopo la caduta di No-Amon, nel 664 a. C. circa, perché egli si riferì a quel disastro per dare a Ninive la certezza di una sorte simile. (3:8-10) Perciò il libro di Nahum fu scritto fra il 664 e il 625 a. C.