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Giona
La strana avventura di Giona nel ventre di un enorme pesce per tre giorni e tre notti è una delle storie più note della Bibbia. Essa ha suscitato le più diffuse supposizioni circa la specie di pesce che operò il suo trasporto sottomarino, ed è stato oggetto dì accesi dibattiti contro la veridicità del racconto. Non c’è nulla nel racconto che permetta di considerarlo come una leggenda allegorica. La sua consistenza storica è provata dal riferimento di Cristo Gesù agli avvenimenti del libro, il quale manifesta come l’intera narrazione esponga un importante dramma profetico, (Matt. 12:38-41) Alcune fantastiche teorie inventate dai teologi per togliere al racconto il suo carattere miracoloso non po-trebbero essere accettate nemmeno dai più creduli. La fede nella Parola di Dio e la fede nell’illimitato potere del Creatore concordano nello stabilire nelle menti fedeli l’integrità del racconto così come Geova lo fece scrivere.
Giona scrisse il libro che porta il suo nome e in cui egli figura personalmente in modo cosi rilevante. Il suo nome significa “colomba”. Egli era un profeta, figlio di Amittai, Galileo della tribù di Zàbulon. Questa informazione è desunta dalla considerazione di Giona 1:1 e di 2 Re 14:25. E da quest’ultimo passo si capisce che Giona profetizzò durante o prima del regno di Geroboamo II, il quale ascese al trono del regno delle dieci tribù nell’852 a. C. Molto probabilmente egli conobbe il pro-feta Eliseo e fu in contatto con lui.
Per contrapporre la mancanza di fede del popolo del Suo patto alla fede di un popolo pagano “la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figliuolo di Amittai, in questi termini: ‘Lèvati, va a Ninive, la gran città, e predica contro di lei; perché la loro malvagità è salita nel mio cospetto’ ”. Ma Giona, sottraendosi al suo incarico di andare come missionario dai pagani del lontano oriente, si recò al porto di Giaffa per imbarcarsi su una nave diretta a Tarsis nel più lontano occidente, sulla costa meridionale della Spagna. (1:1-3).
Una tremenda tempesta fu suscitata da Dio, e minacciava di far naufragare la nave. Tutti i marinai invocarono i loro dèi; ma Giona dormiva nella stiva della nave. Il capitano svegliò il dormiente e lo esortò ad invocare il suo Dio. Tirando a sorte Giona fu individuato come la causa della loro situazione. Furiose ondate impedivano alla sbattuta nave d’entrare in porto o di toccare terra. Allora i marinai terrorizzati, dietro insistenza di Giona pieno di rimorso, lo gettarono nel mare tempestoso, che subito cessò d’infuriare. Ma Geova aveva lavoro per il suo profeta. Egli fece sì che un enorme pesce fosse pronto a inghiottire Giona e a salvarlo dalla tomba acquea. Dopo parte di tre giorni, di cui si parla come di tre giorni e tre notti, e le ferventi supplicazioni di Giona, Geova indusse il pesce a vomitare Giona sulla spiaggia. Ingiuntogli per la seconda volta di recarsi nella capitale, Ninive, Giona non osò disubbidire ancora. Andò a Ninive e pubblicamente proclamò: “Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta!” Un’ondata di pentimento scosse la gran città; re e popolazione digiunarono e si umiliarono con abiti di sacco e sulla cenere. Geova pietosamente risparmiò la città. (1:4-3:10).
Deluso e contrariato perché la sua predizione non si era avverata e perché era stata accordata grazia a una nazione pagana, Giona si ritirò fuori della città in una baracca, imbronciato, aspettando invano di vedere l’esecuzione del giudizio che aveva proclamato. Allora, con un’obbiettiva lezione di misericordia e compassione, Geova biasimò il crucciato profeta. Dio fece spuntare un ricino per riparare dal caldo l’osservatore imbronciato; la sua ombra fu assai gradita. Ma il giorno seguente Dio fece sì che un verme rodesse il ricino e in luogo del suo refrigerio vennero un ardente vento orientale e un sole bruciante. Nell’angoscia il profeta desiderò morire. Era irritato perché il ricino non c’era più. Gli ultimi due versetti del libro rivelano Geova in atto di mostrare l’inconsistenza di Giona rispetto alla misericordia. Il profeta voleva misericordia per il ricino affinché vivesse, servisse allo scopo pietoso di ripararlo dal caldo; egli però non mostrava interesse per la misericordia usata verso i pentiti Niniviti. (4:1-11).
Sotto la direttiva di Geova, Giona recitò bene la sua parte nel dramma profetico. Poi registrò il dramma fedelmente, non risparmiando se stesso. Si può presumere che ritornò in Israele e rimase fedele a Geova. Certo la condotta di pentimento della pagana Ninive costituì un rimprovero per Israele, che a quel tempo aveva infranto il patto con Geova e si era dato al demonismo.