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Gioele
Gli individui non sono importanti, neanche quelli impiegati da Geova Dio come suoi profeti e messaggeri. Questa verità è ripetutamente messa in risalto nello studio dei libri profetici della Bibbia. Spesse volte i profeti impiegati da Geova Dio per parlare e scrivere non sono praticamente identificabili. La cronaca personale, se pur viene fatta, è scarsa; e anche in tal caso è presentata in genere a motivo del suo significato profetico. Quello che è importante è il messaggio che viene dichia-rato, non le persone che lo dichiarano. Ciò risulta evidente nel caso della profezia di Gioele. Il versetto iniziale, in forma di soprascritta, ci dice tutto ciò che dobbiamo definitivamente sapere circa l’uomo Gioele. Esso dice: “La parola dell’Eterno che fu rivolta a Gioele, figliuolo di Pethuel”. “Gioele” significa “Jah è Dio”.
Quando pronunciò e scrisse la profezia che Dio diede per mezzo suo? Su questo punto v’è un’accesa controversia, e le molte e grandi divergenze d’opinione fanno differire la discussa data di oltre cinquecento anni circa. Veramente la data non si può fissare con alcuna seria possibilità di certezza. Tuttavia, c’è qualche ragione per attribuire la profezia al tempo del re israelita Joram, il cui regno (921-909 a. C.) fu parallelo ai regni di Jehoram (o Joram) figlio di Giosafat, e di Achazia, re di Giuda, e potrebbe essersi di poco sovrapposto all’usurpato regno della sanguinaria regina di Giuda, Athalia.
La ragione è questa: La profezia di Gioele predice una piaga di locuste ed altri flagelli di devastanti proporzioni. La piaga delle locuste non è infrequente in Palestina, ma questa volta doveva essere cosa tale da essere considerata dalle generazioni future. Inoltre, questa particolare invasione d’insetti ha luogo per comando di Geova, è chiamata il “suo esercito”. Sulla sua scia seguirà una terribile carestia. (Gioele 1:2-4, 10-12, 16-20; 2:3, 11) Fu proprio questa la carestia che devastò la Palestina per sette anni, durante il regno di Joram re d’Israele. E questa carestia era stata appositamente suscitata da Geo-va, come lo fu quella che predisse Gioele. (2 Re 8:1) Tale piaga poteva giustamente venire come una sentenza di giustizia divina durante il tempo del regno di Joram in Israele e dei regni di Jehoram e di Achazia in Giuda perché tutti e tre erano malfattori e fecero sprofondare più che mai tutti e due i regni nel culto dei demoni. Fu predetto da Gioele che l’abbondanza avrebbe lasciato il posto alla carestia, e questo pure sarebbe accaduto secondo giustizia. Jehu succede a Joram in Israele e fa del bene; e i quattro re giudaici dopo Athalia sono divinamente approvati. (Gioele 2:21-27).
Un argomento conclusivo sostiene che la profezia di Gioele fu di questo periodo: L’Egitto ed Edom sono le nazioni destinate a giustizia punitiva per la loro violenza contro Giuda, mentre l’Assiria e Babilonia non sono menzionate. (3:19) Evidentemente al tempo in cui la profezia fu scritta l’Egitto ed Edom erano gli aggressori le cui violenze erano ancora fresche nella mente; è da ritenersi che l’Assiria e Babilonia non li avevano ancora sostituiti nel ruolo di principali persecutori. Tutto quanto precede è una chiara evidenza di circostanze che pongono la profezia di Gioele nel periodo indicato. La maggior parte degli studiosi sostiene che si trattasse del regno di Uzzia. La loro principale ragione è il riferimento all’Egitto e a Edom escludendo l’Assiria e Babilonia, ma la ragione si riferisce con maggior forza ai regni di Jehoram e Achazia perché i due regni che immediatamente li precedettero subirono le aggressioni dell’Egitto e di Edom. (2 Cron. 14:9-15; 20:10, 11) Alcuni credono che Gioele fosse dell’epoca successiva all’esilio, ma è poco probabile, poiché sembra che avesse predetta la restaurazione dall’esilio giudaico. Molto probabilmente Gioele fu profeta in Giuda mentre Eliseo serviva come profeta in Israele.
Il capitolo 1 di Gioele specifica la desolazione lasciata nella scia delle successive ondate di bruchi, grilli, cavallette e locuste. Sia l’uomo che la bestia soffrono per la piaga della carestia. Il capitolo 2 ravviva il quadro, aggiungendovi soltanto un accento militare. In nubi che oscurano il cielo le invadenti locuste continuano a giungere. Il crepitio di milioni e milioni d’ali e di zampe è come fuoco che divora la paglia, il loro ronzio è come il rumore delle vertiginose ruote d’un carro. Marciamo sopra le mura della città in ranghi serrati, corrono avanti e indietro per la città, si arrampicano sulle case, v’entrano per le finestre. Le incombenti masse assalitrici non hanno alcun re visibile; eppure ognuna segue il proprio sentiero senza spingere la sua vicina. Geova le dirige come un suo esercito vendicatore. Il popolo afflitto è invitato a umiliarsi, a lacerarsi il cuore ed emendare le proprie vie. Se ciò fosse fatto, Geova riverserebbe quell’esercito d’insetti dal nord verso sud; lo porterebbe sulle ali del vento sino alle sterili e deserte regioni del sud di Giuda. (2:1-20; Prov. 30:27) L’adempimento su piccola scala ebbe luogo con locuste letterali; le locuste non simbolizzano gli eserciti di Babilonia o altri eserciti pagani. Geova stesso ne indica nella sua Parola il significato simbolico nell’adempimento su più grande scala, in Apocalisse 9:1-11, che predice la devastazione dei pascoli e del foraggio religioso per mezzo dei Suoi testimoni.
L’abbondanza segue la carestia e il pentimento. Viene predetto che lo spirito di Dio sarà sparso su ogni carne, e questa espressione profetica ebbe il suo famoso adempimento su piccola scala al tempo della Pentecoste nel 33 d. C. (2:28, 29; Atti 2:14-18) Chiunque invoca il nome di Geova sarà liberato. Il capitolo 3 è apparentemente una profezia con lontano adempimento la quale addita non solo la cattività babilonese ma la liberazione da essa. Poi le persecutrici nazioni pagane che hanno disperso il popolo di Dio saranno radunate per la distruzione. Esse sono invitate a prepararsi per la guerra contro Geova, a venire in massa e in pieno assetto di guerra per la loro finale disfatta nella valle della decisione o della strage. I versetti finali mostrano la benedetta, purificata condizione di Giuda e Gerusalemme e la loro eterna dimora nella sicurezza.