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Geremia
“AHIMÈ, Signore, [Geova], io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo”. Queste furono le commosse parole pronunciate dalle labbra del giovane Geremia di Anatot quando, nell’anno 647 a.C., Geova gli disse che fin dalla nascita era stato ordinato profeta per le nazioni. Ma le parole non erano una scusa per nascondere una pigra mancanza di zelo verso Geova Dio. Dopo che Geova promettendo assistenza divina ebbe toccato le sue labbra ed ebbe messo le parole dell’Onnipotente nella sua giovane bocca, egli andò innanzi con intrepida fiducia. Per quarant’anni, prima della caduta di Gerusalemme, le ardenti denunce e le grida di avvertimento di Geremia risuonarono nelle vie di Giuda e Gerusalemme. Chiaramente esse avvertirono dei settant’anni di desolazione di Gerusalemme e chiaramente illuminarono la via del ritorno al favore di Dio. Ma le parole di avvertimento non furono ascoltate, ed i ribelli Israeliti dal collo duro videro la distruzione di Gerusalemme e andarono in cattività a Babilonia, il 607 a.C. Le profezie di Geremia si avverarono, dimostrando così che erano ispirate, che erano da Dio. Al suo libro egli aggiunse dati storici inerenti al ventiseesimo anno della desolazione di Gerusalemme (trentasettesimo anno della cattività dell’ex re Joachin), estendendo così a circa sessantasei anni il periodo di tempo considerato dal libro da lui scritto e che porta il suo nome. (Ger. 1:1-10; 52:31-34) Il suo nome, a proposito, significa “Jah è alto”.
Geremia fu vittima di intolleranza religiosa, bigotteria e persecuzione. La sua impopolarità andò crescendo in ogni categoria o strato della umana società nella fanatica Gerusalemme, dai re, capi politici e sacerdoti al popolo comune. Essi combatterono contro il fedele profeta, ma non poterono prevalere perché Geova era col Suo servo per liberarlo. (1:17-19).
Il contenuto del libro di Geremia non ha disposizione cronologica, ma piuttosto secondo gli argomenti. Due mali sono evidenti: il popolo ha abbandonato Geova, la fonte di acque vive, ed ha scavato le sue proprie cisterne, cisterne screpolate che non possono contenere acqua. La nazione, una volta piantata come una nobile vite, ha degenerato. Sangue innocente macchia la sua veste di apparente devozione. Giuda ha visto il meretricio d’Israele e la cattività sotto l’Assiria derivatane, ma segue la stessa condotta apostata della sorella e cadrà in una uguale cattività, però a Babilonia. L’ipocrita Giuda pretende di seguire la legge di Dio, ma i sacerdoti e i profeti sono dei bugiardi ingannatori che estorcono e pervertono il giudizio; e al popolo piace che sia così. Inoltre, a causa del servizio che rendono a Dio con le sole labbra, essi spavaldamente dichiarano: “Siamo salvi! e ciò per compiere tutte queste abominazioni”. Continuano senza vergogna nelle loro iniquità e s’incoraggiano con predizioni di pace. Poveri illusi! Non vi è pace, ma desolazione! Geova non risparmierà il contaminato tempio di Gerusalemme, come non risparmiò il tabernacolo di Sciloh ai giorni del sacerdote Eli. Solo il ravvedimento potrebbe scongiurare la calamità, ma non c’è da aspettarsi niente di simile dai religionisti! (2:1-9:26).
Essi sono avvertiti di non seguire la via delle nazioni di costruire idoli di legno e di metallo, e dell’impotenza di tali “dèi” senza respiro; ma l’empia condotta di Giuda è così immutabile come le macchie del leopardo! I falsi profeti che respingono le predizioni di carestia e massacro cadranno per questa stessa vendetta; la nazione sarà sicuramente dispersa. Per mettere in risalto la certezza dell’incombente calamità a Geremia viene dato ordine di non sposarsi; ma egli predice anche una restaurazione dopo la cattività: “pescatori” e “cacciatori” divinamente guidati raduneranno il rimanente del popolo, e da molte nazioni gli uomini di buona volontà si uniranno a questo restaurato rimanente. Seguono esortazioni relative al sabato. (10:1-17:27).
Col simbolo di un vasaio e della sua argilla Dio mostra la assoluta supremazia sopra le nazioni; dopo aver dichiarato i terribili giudizi di Dio contro gli idolatri della valle di Hinnom, Geremia rompe il vaso del vasaio per illustrare come Giuda verrà rotto da Geova. (18:1-19:15) Pashur, governatore del tempio, percuote Geremia e lo mette in ceppi. Non dandosi per vinto, appena messo in libertà Geremia coraggiosamente ripete la sua profezia della condanna di Gerusalemme e dice in faccia a Pashur che lui, la sua famiglia e i suoi amici morranno a Babilonia. L’ardente zelo che è nelle ossa di Geremia gli vieta di smettere di predicare. Al tempo del re Sedechia la città cadrà, dopo un duro assedio; ma prima il re Shallum (Joachaz) morirà prigioniero; Joachim riceverà la sepoltura di un asino; e Joachin, assieme alla madre, sarà deportato a Babilonia per morirvi. (20:1-22:30).
Un’altra rallegrante promessa di restaurazione fa presto seguito alle energiche denunce di Geremia contro i profeti falsi e sognatori; con la visione dei fichi buoni e cattivi a Geremia viene mostrato il paragone tra due classi portate prigioniere a Babilonia: una che diviene un fedele rimanente e che tornerà nella propria patria, e l’altra che non si correggerà. (23:1-24:10).
Il venticinquesimo capitolo stabilisce il tempo dello desolazione di Gerusalemme di settant’anni, e quello che porrà fine al dominio mondiale di Babilonia e al termine del quale Babilonia cadrà. Il calice del vino dell’ira di Dio per mezzo di Nabucodonosor quale Suo giustiziere dev’essere passato ad altre nazioni, molte nazioni, ed esse saranno costrette a berne; gli uccisi copriranno la terra da un capo all’altro. Nel primo anno del regno di Joachim l’intrepidità di Geremia nel profetizzare irritò tanto i capi religiosi che istigarono le turbe per uccidere il profeta. Fu fatto il processo, sacerdoti e profeti fecero accuse di sedizione e chiesero la pena di morte; Geremia pronunciò la propria difesa come profeta di Dio e ammonì di non portare sopra la nazione la responsabilità del suo sangue innocente; nella loro decisione gli anziani ricordarono che Michea aveva predetto la desolazione di Sion durante il regno di Ezechia ma non per questo era stato perseguitato, e come Uria aveva similmente profetizzato contro la città ed era quindi fuggito per paura in Egitto, e che ciò nonostante era stato fatto ricondurre a Joachim e ucciso. Riguardo a Geremia, essi decisero: “Quest’uomo non merita la morte”. (26:1-24).
Col simbolo dei capestri e delle catene Geremia profetizza l’asservimento di Giuda e dei regni limitrofi a Nabucodonosor; il falso profeta Anania spezza il giogo di legno che viene sostituito da un giogo di ferro, e Anania muore entro l’anno come Geremia aveva predetto. (27:1-28:17) Geremia manda una lettera a quelli della prima cattività, che sono già a Babilonia, dicendo loro di attendere con pazienza che passino settant’anni dopo la caduta di Gerusalemme, e di non attendersi prima la liberazione da Babilonia; ma a Babilonia i falsi profeti respingono le sue predizioni e predicono una liberazione vicina, inducendo in tal modo Geremia a scrivere una seconda lettera, questa volta pronunciando giudizi contro i falsi profeti. (29:1-32; i versetti 16-20 sono o successive interpolazioni o aggiunte di editori, e sono infatti così definiti nelle traduzioni di Moffatt e di Smith) I due capitoli seguenti parlano dell’afflizione e della restaurazione di Giacobbe e preannunciano il tempo in cui il patto della legge sarebbe stato sostituito da un patto nuovo.
Nel decimo anno del regno di Sedechia Geremia viene imprigionato per la sua opera di testimonianza; mentre è prigioniero compra un campo, quale sicura evidenza della finale restaurazione d’Israele nel suo paese; Iddio stesso riafferma la futura cattività e la restaurazione, e promette un patto eterno per il bene del popolo. Geremia parla quindi a Sedechia della caduta della città; quando la minaccia babilonese si accentua Sedechia, i principi e il popolo stipulano un patto che proclama la libertà per qualsiasi servitore che sia ebreo; ma appena le truppe assedianti effettuano una temporanea ritirata i Giudei violano il loro patto e riconducono in servitù i loro precedenti servi; essi sono riprovati e sono avvertiti che Nabucodonosor tornerà e metterà a sacco la città. Durante l’assedio di Gerusalemme l’ubbidienza dei Recabiti a un comando del loro padre terreno, Gionadab, è posta in vivo contrasto con la disubbidienza dei Giudei verso il loro Dio, Geova. Il racconto ora torna al momento in cui Geremia, mediante il suo scriba Baruc, scrive un rotolo o libro di profezie che il re Joachim brucia; viene scritto un altro rotolo che contiene le stesse profezie ed altre ancora. (32:1-36:32).
Durante la breve ritirata dei Babilonesi da Gerusalemme Geremia viene catturato mentre lascia la città, ed è accusato di diserzione verso i Caldei. I suoi persecutori religiosi lo percuotono e lo imprigionano, ed in seguito viene gettato in una cisterna melmosa con l’accusa di indebolire lo spirito combattivo del popolo; da questo sudiciume egli è liberato dall’eunuco etiope Ebed-melec; Sedechia consulta Geremia nel cortile della prigione e di nuovo si sente dire che la resa ai Caldei è la sua sola opportunità. Ma egli rifiuta di arrendersi, e nell’undicesimo anno del suo regno la città cade ed egli vede uccidere i suoi figli sotto i propri occhi prima di essere accecato; tutti, eccetto i più poveri del paese, vengono condotti prigionieri a Babilonia; Geremia è messo in libertà, e Ghedalia è nominato governatore a Mitspa, ma dopo due mesi viene assassinato. Malgrado l’avvertimento di Geremia il popolo lasciato nel paese fugge in Egitto, a Tahpanes, conducendo con sé Geremia; quivi il profeta continua a denunciare l’idolatria dei Giudei e avverte che l’esercito caldeo verrà, portando la distruzione, contro lo stesso re Faraone Hofra d’Egitto. (37:1-44:30).
Dopo una breve profezia che assicura al segretario di Geremia, Baruc, che sarà preservato, segue una serie di profezie contro l’Egitto, la Filistia, Moab, Ammon, Edom, Damasco, Kedar, Hatsor ed Elam; infine la stessa potente Babilonia prima adoperata per abbattere tutti i precedenti regni, è preavvertita della sua completa desolazione. La profezia di condanna contro Babilonia è intramezzata da parecchie predizioni del ritorno dalla cattività. (45:1-51:64) L’ultimo capitolo di Geremia ripete, ampliandola, la storia della caduta di Gerusalemme, riportata anche nel capitolo 39, e narra il saccheggio del tempio. Il libro termina menzionando come Nabucodonosor prende prigioniero un certo numero di fuggiaschi giudei, e che quando Evil-Merodac ascende al trono di Babilonia, ventisei anni dopo la caduta di Gerusalemme, tratta favorevolmente Joachin. Questo capitolo finale è molto simile all’ultimo capitolo di Secondo Re, libro evidentemente compilato da Geremia.
L’autenticità del libro di Geremia è indiscutibile. Geremia vide l’adempimento su piccola scala di molte delle sue profezie, compresa la resa di Gerusalemme a Babilonia. Egli predisse la restaurazione del l’adorazione di Geova a Gerusalemme dopo un periodo di desolazione di settant’anni. Settant’anni dopo, nello stesso mese della completa desolazione del paese, i Giudei reduci dalla prigionia inauguravano questa restaurazione celebrando la lieta festa dei tabernacoli a Sion! Alcune delle profezie del libro furono adempiute mentre Gesù era sulla terra; gli adempimenti maggiori relativi a questi “ultimi giorni” o hanno avuto luogo o sono imminenti. Il libro è spesso citato nelle Scritture Greche Cristiane.