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Cantico dei Cantici
Il titolo italiano è un’abbreviazione del primo versetto del libro: “Il Cantico de’ cantici di Salomone”. L’espressione “cantico de’ cantici” è superlativa, come le espressioni “Dio degli dèi”, “Signor dei signori”, “Re dei re”, “cielo dei cieli” (il più alto dei cieli), e “santo dei santi” (il Santissimo). Esso denota un cantico di suprema eccellenza e bellezza e non un cantico costituito di parecchi cantici, come la Bibbia è un libro formato da sessantasei libri più piccoli. Salomone fu lo scrittore del libro, come è letteralmente dichiarato nel versetto iniziale. Egli fu un fecondo scrittore di cantici, essendo attribuite a lui mille e cinque composizioni. (1 Re 4:32) Ma fra tutte, questo cantico di Salomone fu la migliore: fu IL CANTICO. Senza dubbio ciò è dovuto al fatto che fu scritto per ispi-razione ed è di significato profetico.
Due personaggi sono preminenti nel cantico; un maschio, Salomone, ed una femmina, la Sulamita. Entrambi i nomi significano “pacifico”. “Sulamita” in ebraico è semplicemente la forma femminile di “Salomone”. (C. dei C. 1:5; 3:7, 9, 11; 6:13; 8:11, 12) Il libro potrebbe essere riassunto come segue: La sposa esprime il proprio amore per lo sposo; ella confessa di essere indegna, desidera di essere gui-data verso il gregge, ed è condotta alle tende dei pastori; lo sposo descrive la sposa e fa benevole promesse (1:1-17) ; viene fatta una descrizione del loro reciproco amore, della venuta dello sposo, del richiamo rivolto alla sposa (2:1-17); la sposa parla dell’assenza dello sposo, della sua ricerca di lui, della sua riunione con lui, e descrive alcuni dei suoi attributi (3:1-11); lo sposo descrive la sposa e dichiara il proprio amore per lei (4:1-16) ; lo sposo chiama la sua sposa, ella esita, e quindi risponde solo per accorgersi che egli se n’è andato; mentre lo cerca è perseguitata dalle guardie della città; in risposta alle domande rivoltele dalle figlie di Gerusalemme ella fa una mirabile descrizione del proprio sposo (5: 1-16) ; le compagne della sposa domandano dello sposo; lo sposo fa una particolareggiata descrizione della sposa (6:1-7:9) ; la sposa manifesta il suo inestinguibile amore per lui; viene indicata la condizione di una piccola sorella; è menzionato che Salomone affida la sua vigna; e il versetto finale è un appello a venire in fretta rivolto dalla sposa allo sposo. (7:10-8:14).
L’essenza del Cantico dei Cantici è il reciproco amore dello sposo e della sposa. Poche poesie hanno suscitato maggiore attenzione, o hanno trovato un maggior numero di commentatori. Esso è un idillio allegorico (simbolico o figurativo) e lirico in forma drammatica. La caratteristica drammatica è mostrata dal dialogo e dalla storia piena di situazioni ed azioni drammatiche. Il bel soggetto di questo cantico dei cantici è il vero amore coniugale. Gli argomenti che svolge sono argomenti sacri. La composizione è squisitamente poetica, con tutta la bellezza naturalmente franca e casta del simbolismo biblico.
L’allegoria di questo cantico è confermata in tutte le Scritture e in particolare da Cristo Gesù, lo Sposo, benché questo libro non sia citato direttamente nelle Scritture Greche Cristiane. Tuttavia, la sua predizione figurativa viene riconosciuta nei seguenti testi: Matteo 9:15; 2 Cor. 11:2; Apocalisse 19:7-9; 21:2, 9. La canonicità di questo libro viene messa in dubbio da alcuni che asseriscono che il nome di Dio non vi è menzionato. La menzione del nome di Dio non è la regola per determinare la canonicità. L’assenza del nome di Geova non elimina il libro così come la semplice presenza del suo nome non lo renderebbe canonico. La stessa infondata obiezione è suscitata per il libro di Ester.
Ad ogni modo, risulta che il nome di Geova invece compare nel Cantico dei Cantici. Il capitolo 8, versetto 6, secondo l’American Standard Version dice: “Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio: perché l’amore è forte come la morte; la gelosia è crudele come lo Sceol; le sue vampe son vampe di fuoco, una vera fiamma di Geova”. Rotherham dice: “La vampa di Jah!” La nota in calce di Rotherham su questo dice: “Cioè, le fiamme d’amore accese nel cuore umano emanano da Geova. Ma la preoccupazione dei Soferim [Giudei] di non descrivere Geova come la sorgente dell’amore umano, e in ispecie di non esibirla in paragone con l’Ades, ha spinto gli [editori] occidentali del testo a togliere il nome di Dio dall’unico luogo dove il Nome Divino ricorre in questo libro”. Inoltre, l’adempimento di quanto è di valore profetico nel Cantico dei Cantici, per quel che se ne può comprendere, conferma l’autenticità del libro.