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UNA TEOCRAZIA REGALE
Per quarant’anni Geova Dio, tramite Mosè, guidò i figli d’Israele attraverso il deserto. Nell’ultimo anno del viaggio, Li condusse nelle pianure di Moab. Il Signore nominò Giosuè, il fedele servitore di Mosè, come suo successore. Mosè impartì una benedizione ispirata alle dodici tribù d’Israele e poi salì sulla cima del monte Nebo per morire.
Grazie al miracolo compiuto da Geova, che divise le acque del fiume Giordano, Giosuè condusse gli israeliti attraverso il letto asciutto del torrente, e allora ebbe inizio la conquista della terra promessa. Geova aveva promesso ai loro antenati che avrebbe dato loro quella terra. Ora comandò alla Sua nazione eletta di distruggere i maledetti cananei che si trovavano nel paese e di abolire la loro religione; altrimenti, quella religione si sarebbe rivelata una trappola per loro. Dio aveva condannato a morte quegli adoratori di demoni e aveva fatto degli israeliti gli esecutori delle Sue sentenze, “a immagine di Dio”. La guerra che gli israeliti combatterono contro i cananei fu intrapresa per ordine del Grande Teocrata, Geova. Fu una guerra teocratica e giusta, per purificare il paese che era stato contaminato dall’idolatria e dagli atti sanguinosi compiuti in nome della religione. Dio era con gli israeliti in questa guerra e compì miracoli per assicurare la vittoria della Sua nazione e la distruzione dei nemici.
Alla fine dei sei anni di guerra continua, le nazioni pagane non erano ancora state completamente allontanate dalla terra promessa; tuttavia, ebbe inizio la divisione del paese tra le tribù d’Israele. Le tribù continuarono a essere fedeli al Dio d’Israele durante la vita di Giosuè e degli anziani del popolo che gli sopravvissero, e furono benedette, come è scritto: “Benedetta è la nazione il cui Dio è Geova, il popolo che Egli sceglie come Sua eredità!” (Salmi 33:12, A.R.V.) Il nome Giosuè significa “Geova salva”. La versione greca della Bibbia rende il nome “Giosuè” come “Gesù”. (Atti 7:45; Ebrei 4:8) Nella fedele guida d’Israele e nelle vittorie che ottenne, grazie alla fede in Dio, sulle nazioni pagane di Canaan, Giosuè fu un tipo, o un’illustrazione profetica, di Gesù Cristo, il Seme che avrebbe schiacciato la testa del Serpente. Nel suo ultimo incontro con il popolo d’Israele, prima della sua morte, Giosuè lo esortò a rispettare il patto con Dio e ad adorare Lui, Colui che lo aveva reso una nazione libera. Giosuè chiese loro di scegliere tra la religione e il vero e vivente Dio, dicendo: “E se vi sembra male servire Geova, scegliete oggi chi servire: se gli dèi ai quali servirono i vostri padri al di là del Fiume, oppure gli dèi degli amorrei, nel cui paese abitate; quanto a me e alla mia casa, noi serviremo Geova”. (Giosuè 24:15, A.R.V.) Chi potrà negare che Giosuè fosse un testimone di Geova?
Dopo Giosuè rimase una situazione che metteva in pericolo la permanenza d’Israele come nazione libera: la presenza dei cananei in alcune parti del paese, i quali erano sfuggiti alla distruzione insieme alla loro religione. Questa religione si rivelò essere il peccato che facilmente avvolge, contro il quale vengono avvertiti coloro che devono essere liberi e senza impedimenti nella corsa per la vita eterna: “E noi dunque, poiché siamo circondati da una così grande nube di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la corsa che ci è posta davanti”. (Ebrei 12:1) Il Serpente antico stava in agguato, per ingannare continuamente, mediante la religione, la nazione eletta attraverso la quale doveva venire il Seme regale.
Più volte gli israeliti divennero indifferenti e negligenti e dimenticarono l’adorazione e il servizio che rendevano a Geova. Caddero vittime della religione. Ogni volta che la nazione infrangeva il patto con Lui, Geova la vendeva nelle mani dei nemici pagani, ai cui dèi-demoni gli israeliti cominciavano ad adorare. Quando il Suo popolo gridava a Lui nella sua afflizione, si allontanava dal demonismo e Lo cercava, Geova suscitava dei giudici per liberarlo dai nemici e dalla trappola della religione. Il periodo dei giudici vide l’ascesa e le opere di fede di testimoni di Geova come Ehud, Barac e Debora, Gedeone, Iefte, Sansone e il profeta Samuele. (Ebrei 11:32-34) Il resoconto del libro dei Giudici si conclude con questa dichiarazione: “In quei giorni non c’era re in Israele; ciascuno faceva ciò che era giusto ai propri occhi”. - Giudici 21:25.
In seguito, gli israeliti desiderarono imitare le nazioni pagane circostanti. Si presentarono al giudice, il profeta Samuele, e gli chiesero di mettere un re su di loro, che li guidasse e li governasse in modo visibile. Ignorarono il fatto che Geova era il loro Re teocratico invisibile e che Egli non li avrebbe abbandonati se loro non avessero abbandonato la Sua adorazione. Samuele ne fu indignato e pregò Dio. “E Geova disse a Samuele: ‘Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dirà; poiché non stanno respingendo te, ma Me, affinché io non sia più re su di loro. Si comportano con te come hanno sempre fatto, dal giorno in cui li feci uscire dall’Egitto fino a oggi; Mi hanno abbandonato e hanno servito altri dèi’”. - 1 Samuele 8:7, 8, A.R.V.
Su insistente richiesta del popolo, Dio designò Saul, della tribù di Beniamino, come re, e Saul fu unto con olio sul capo per questa funzione regale. Saul divenne così “l’unto di Geova”. (1 Samuele 10:1; 12:3, 5) Ma il re Saul non si dimostrò un tipo del grande Messia che doveva venire, Il SIGNORE scelse un uomo secondo il Suo cuore e gli ordinò di essere capo del Suo popolo”. (1 Samuele 13:13, 14) Quell’uomo si rivelò essere Davide. Egli si dimostrò un tipo del futuro Messia, “il Leone della tribù di Giuda”. Poiché Davide sconfisse il gigante filisteo Golia soltanto con una fionda e una pietra, Dio lo innalzò agli occhi del popolo, e il re Saul lo nominò capo del suo esercito. Lo spirito del Signore non era più su Saul, e il Diavolo suscitò in lui uno spirito d’invidia contro Davide. Inoltre, il Diavolo spinse Saul a perseguitare Davide e cercò di distruggerlo, per impedire che il Seme promesso venisse dalla discendenza di Davide. Ma Geova liberò il Suo unto dalla persecuzione di Saul.
Davide divenne allora re d’Israele e fu unto nella sua carica a Ebron, nella tribù di Giuda. Regnò per quarant’anni. In alcune occasioni fu ingannato dal Diavolo e ne soffrì, ma il suo cuore rimase sempre fedele a Geova, che adorava. Si pentì e fu ristabilito nel favore di Dio. Gerusalemme divenne la città capitale d’Israele, soprattutto la sua altura, chiamata “Sion”. Poiché Davide prefigurava il Messia, l’unto Re di Geova che doveva venire, Sion divenne un tipo dell’organizzazione capitale di Geova sotto il Suo Re messianico. Perciò, nella profezia biblica, l’organizzazione capitale di Dio, o il Governo teocratico tramite il Messia, viene chiamata “Sion”.
Col tempo, il cuore di Davide fu spinto a costruire una casa, un palazzo o un tempio per l’arca del Signore e per il servizio dei Suoi sacerdoti e leviti. Allora il Signore mandò il Suo profeta Natan e informò Davide che quel privilegio era riservato a suo figlio, dato che Davide era un uomo di guerra e di sangue. Tuttavia, nello stesso tempo Geova Dio concluse un patto con Davide. Si trattava di un patto per il regno. Mediante esso, Dio promise che il regno sarebbe continuato nella discendenza di Davide: “La tua casa e il tuo regno dureranno per sempre davanti a te; il tuo trono sarà reso saldo per sempre”. (2 Samuele 7:1-16) Questo patto per il regno garantiva che il Seme regale, il Messia o Cristo, sarebbe venuto dalla casa, o dalla discendenza, di Davide e che Geova Gli avrebbe dato il Governo teocratico. Pertanto, il Messia o Cristo sarebbe stato chiamato “Figlio di Davide”. - Matteo 1:1.
In adempimento del patto per il regno, a Davide succedette sul trono suo figlio Salomone, il cui nome significa “pacifico”. Salomone iniziò la costruzione del tempio, per il quale suo padre aveva fatto grandi preparativi. (1 Re 6:1) Questi avvenimenti erano tipici di eventi futuri. Corrispondono alla storia di Cristo, il Messia. Nel quarto anno, o tre anni e mezzo dopo essere stato unto con lo spirito di Dio presso il fiume Giordano, Cristo venne al tempio di Gerusalemme e si presentò sia come Re sia come Pietra angolare sulla quale doveva essere costruito il grande tempio spirituale di Geova Dio. Riferendosi a Sé stesso, Gesù l’unto disse: “Ecco, qui c’è Uno più grande di Salomone”. Con ciò dimostrò che Salomone era un tipo del Messia, che costruisce il vero tempio fatto di pietre viventi. - Matteo 12:42; 1 Pietro 2:4-9.
L’ultimo re della discendenza di Salomone a sedere sul trono di Gerusalemme fu Sedechia. Il re Sedechia divenne infedele e idolatra. Prima della sua caduta, il Dio del patto per il regno ispirò il Suo profeta Ezechiele a pronunciare contro di lui queste parole, dalla terra di Babilonia: “E tu, principe malvagio, destinato a essere ucciso, principe d’Israele, il cui giorno viene proprio quando la malvagità raggiunge il colmo! Così dice il Signore DIO: Togliti il turbante, deponi la corona regale! Non sarà più come prima. Ciò che è basso sarà innalzato e ciò che è alto sarà abbassato! Toglierò la corona, la toglierò, la toglierò. E non ci sarà più, finché non venga Colui che ha il diritto di riceverla e al quale la consegnerò”. - Ezechiele 21:25-27.
Nell’anno 607 a.C., il Teocrata celeste fece sì che la Teocrazia tipica d’Israele fosse rovesciata dal re Nabucodonosor di Babilonia. Tuttavia, Geova non abbandonò il Suo popolo del patto, dal quale un residuo rimase fedele a Lui, come Ezechiele, Daniele, i suoi tre compagni ebrei e Geremia. Tramite il Suo profeta Geremia, Dio predisse che, dopo settant’anni di desolazione di Gerusalemme e dei suoi territori, avrebbe ricondotto il residuo fedele dalla cattività babilonese nella terra promessa. Inoltre, il patto di Geova con Davide per un regno eterno non fallì. Rimase valido, in attesa della venuta di Colui che era degno e aveva il diritto di ricevere il regno, o Governo teocratico. Geova Gli avrebbe dato il regno al Suo arrivo. Come Giacobbe aveva predetto sul letto di morte in Egitto, lo scettro del diritto di governare non doveva allontanarsi dalla tribù di Giuda, la tribù di Davide, finché non fosse venuto Silo, “il Principe della Pace”, e non avesse ricevuto il diritto al regno. Allora tutti gli uomini di buona volontà avrebbero dovuto radunarsi presso di Lui. - Genesi 49:10. Il re Sedechia fu fatto prigioniero dal re Nabucodonosor, e Gerusalemme e il suo tempio furono saccheggiati e rasi al suolo. La terra di Giuda fu spopolata dei suoi abitanti giudei e cominciarono i settant’anni di desolazione. Con il rovesciamento della Teocrazia tipica ebbe inizio il lungo periodo di tempo conosciuto come “i tempi dei Gentili”. Satana il Diavolo era ormai diventato “l’iddio di questo mondo”. - 2 Corinti 4:4.